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22 maggio 1978 – 22maggio 2018 I primi 40 anni della Legge 194


La legge 194 “ interruzione volontaria della gravidanza”  costituisce un elemento fondamentale di di quella che possiamo definire una vera e propria stagione di riforme della sanità in Italia, insieme alla legge sulla chiusura dei manicomi e alla nascita del Servizio sanitario nazionale.  

Fino a quel momento, l’interruzione volontaria della gravidanza costituiva un reato, parzialmente depenalizzato  a seguito della sentenza della  Corte Costituzionale 27/1975 che dichiarò illegittima la parte dell’art. 546 del codice penale, laddove puniva chi pratica e subisce aborto anche quando è accertata la pericolosità dello stato gravidico per il benessere fisico e l’equilibrio psichico della donna.

Il tema era invero già entrato prepotentemente nel dibattito costituente sul diritto alla salute e la libertà di cura. La formulazione del secondo comma dell’art. 32 della Costituzione fu oggetto infatti di particolare contrasto e discussione, sia in sede di Commissione che plenaria, rispetto all’utilizzo di espressioni adatte a garantire il rispetto della persona umana evitando invece locuzioni che facessero un riferimento, giudicato troppo generico, al rispetto della dignità. Si trattava infatti di una disposizione concepita essenzialmente in funzione dei gravi problemi giuridici e morali che potevano implicare questioni come le sperimentazioni su cavie umane, la sterilizzazione profilattica per le malattie ereditarie e l’aborto terapeutico, possibili pratiche potenzialmente lesive dei diritti fondamentali individuali a fronte di un superiore “bene sociale”. Fu il cattolico Aldo Moro, sostenitore del dialogo fra le posizioni a difesa dell’autodeterminazione e quelle a sostegno dell’indisponibilità del bene vita, ad introdurre l’attuale formulazione della norma, che circoscrisse e definì le possibilità dell’uso della coercizione in campo sanitario.

Con la legge 194 venne sancito un cambiamento culturale importante sul tema della sessualità e dell’autodeterminazione in merito alle scelte procreative delle donne, inteso a superare il pericoloso fenomeno della clandestinità delle pratiche interruttive della gravidanza, purtroppo tuttora persistono questioni problematiche come l’alto numero dei medici obiettori di coscienza e la necessità di implementare l'attività di prevenzione e sostegno verso le donne migranti per contrastare situazioni ancora esistenti di aborto clandestino.

Il prossimo 25 maggio 2018 si terrà in Irlanda un Referendum che potrebbe aprire alla legalizzazione volontaria di gravidanza, volto all’abrogazione dell’Ottavo emendamento della Costituzione che, introdotto e confermato dal 63% degli elettori con un referendum nel 1983, equipara il diritto alla vita del nascituro a quello della madre. Anche in Irlanda è stato forte lo stimolo giurisprudenziale con la recente sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato che i nascituri non godono di diritti ulteriori rispetto ad un generico diritto alla vita.


La campagna contro la legalizzazione dell’aborto in Irlanda richiama lo spettro delle pratiche eugenetiche, enfatizzando come le statistiche attuali riportino che in caso di diagnosi di trisomia 21 -Sindrome di Down la percentuale di interruzioni di gravidanza sia pari al 67% negli Stati Uniti, al 77% in Francia, al 90% nel Regno Unito, al 98% in Danimarca e prossima al 100% in Islanda.

 La campagna pro-choice  spinge invece sul diritto all’autodeterminazione delle donne, del loro corpo e della loro vita sessuale e familiare, pur riconoscendo la drammaticità di tale scelta e la necessità di poter usufruire di un sostegno psicologico per i genitori e di informazione sull’assistenza che si può ricevere se si porta a termine la gravidanza.


Aperte le iscrizioni ai Workshop del Convegno SIO 21 23 giugno 2018 Universita' di Roma Tre



 Aperte le iscrizioni ai  Workshop del Convegno...




Matti per sempre – un documentario multimediale per indagare che cosa sopravvive dell’Istituzione abolita nel 1978 dalla Legge 180.



A quarant’anni dall’ ”apertura delle porte” dei manicomi,  la rivoluzione culturale attivata da Franco Basaglia può dirsi compiuta o c’è il rischio di nuove forme di esclusione anche senza filo spinato?

Maria Gabriella Lanza e Daniela Sala hanno realizzato un web doc, cominciando il loro lavoro nell’ex manicomio di  Santa Maria Pietà di Roma, dove vivevano segregate più di duemila persone fra cui anche minori. L’Ospedale psichiatrico era chiamato la “Città dei matti” ma una volta abbattute le recinzioni è divenuto un simbolo del rinnovamento che ha portato Roma dal triste primato della struttura manicomiale più grande d’Europa ad essere la prima capitale in Europa a non ospitare più un manicomio.

Il progetto è entrato nella rosa dei finalisti della sesta edizione del premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo nel 2017, ricevendo un budget da impiegare nello sviluppo e nella produzione dell’inchiesta.

Il premio, riservato agli under 31, è dedicato alla memoria, all’impegno civile e professionale di Roberto Morrione, giornalista Rai, fondatore della rete allnews Rai News 24 e dell’osservatorio LiberaInformazione. Una manifestazione che dal 2012 a oggi ha visto partecipare al bando 704 giovani autori con 486 soggetti di inchiesta producendo 20 inchieste giornalistiche.

La versione audio web-doc Matti per sempre è stata trasmessa dal programma TRE SOLDI Radio 3
nei giorni 14,15,17 e 18 Maggio 2018, il podcast in Matti per sempre puntate

vedi il web- doc  in matti per sempre web - doc

“LO SPIRAGLIO” FilmFestival della salute mentale 2018


Giunto alla sua Ottava Edizione, il Festival continua a raccontare il mondo della salute mentale nelle sue molteplici varietà, con l’obiettivo di avvicinare un pubblico sempre più vasto alla tematica e permettere a chi produce audiovisivi, dedicati o ispirati all'argomento, di mettere in evidenza risorse creative e qualità del prodotto. 

L’iniziativa è promossa da ROMA CAPITALE - Dipartimento Salute Mentale, ASL Roma 1 e MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, dove si sono svolte

le proiezioni dei lavori giunti alla fase finale della proiezione nei giorni 4,5 e 6 maggio u.s, e l’assegnazione dei premi:



Il PREMIO FAUSTO ANTONUCCI per il miglior cortometraggio è stato vinto da IL SAPORE DEL SALE di Nour Gharbi in quanto racconto intenso, ricco di poesia e sensibilità, sul potere distruttivo del lutto e sulla forza dell’amicizia, sulla possibilità di perdersi e sulla capacità di ritrovarsi, dove la bellezza e la potenza delle immagini non hanno bisogno delle parole.

vedi il
trailer Il sapore del Sale


 

 Il PREMIO J. GARCIA BADARACCO FONDAZIONE MARIA ELISA MITRE per il miglior lungometraggio è stato vinto da JE SO’ PAZZO perché è un viaggio profondo e coinvolgente nella storia dell’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Napoli, nella durezza senza speranza del suo passato – che rivive attraverso la voce di un ex detenuto, Michele Fragna – e nel racconto attento e preciso della sua rinascita, capace di trasformare un luogo di segregazione e punizione in uno spazio di libertà e solidarietà.






 
Nella serata finale del festival, domenica 6 maggio è stato anche consegnato il Premio Lo Spiraglio – Fondazione Roma Solidale onlus 2018 all’attrice Anna Foglietta, quale artista particolarmente sensibile e interessata ai temi legati al mondo della salute mentale.